Il momento iniziatico

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Quasi tutta la tradizione iniziatica ci è pervenuta dal mondo ebraico e greco ed è di origine egizia e sumera. L’origine degli archetipi iniziatici di buona parte dell’Occidente è l’Egitto, paese in cui la più importante divinità precedente il dio solare Osiride era Tum: Dio androgino che condensava in sé il principio maschile e quello femminile. La successiva evoluzione culturale e strutturale della società fece predominare divinità femminili, che poi, nei millenni che seguirono divennero maschili.

Simile avvicendamento ha dapprima generato una suddivisione delle vie iniziatiche in lunari e solari e successivamente, con l’avvento del Cristianesimo e lo sfaldarsi del mondo antico, un inesorabile decadimento dell’iniziazione femminile. In epoca moderna di donne in Logge Massoniche speculative se ne possono trovare già agli inizi del 1700 in Francia ed in Germania. In questo contesto ricordiamo Olympe de Gouges (1748-1793), che fu autrice della Dichiarazione Universale dei Diritti della Donna e della Cittadina (1791). Il pensiero della Libera Muratrice Olympe de Gouges è sintetizzato da: “Articolo I. La Donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Le distinzioni sociali possono essere fondate solo sull’utilità comune.”.

[Déclaration des Droits de la Femme et de la Citoyenne].

Olympe de Gouges [1748-1793], intellettuale e drammaturga francese fu una delle figure più illuminate del ‘700; criticò la Rivoluzione Francese, non per i principi di cui si fece portatrice, bensì per il fatto di averli declinati esclusivamente al maschile, dimenticando i Diritti delle Donne: uguaglianza giuridica, diritto di voto, diritto di accesso alle cariche pubbliche. Fu condannata alla ghigliottina per la posizione assunta contro il governo giacobino, sempre più intollerante nei confronti della Libertà di espressione e del pluralismo. In quel periodo, in Francia, si assistette, infatti, al processo di involuzione antidemocratica e illiberale, che diede vita al regime dispotico storicamente noto come “Terrore”. Olympe de Gouges fu una delle più grandi rappresentanti femminili che l’Umanità abbia mai conosciuto. Tuttavia, il fatto di aver proposto un vasto programma di riforme sociali, fecero di lei anche una delle personalità più progressiste e avanguardiste del suo tempo. Un tempo in cui l’Uomo cominciò ad essere percepito non più come suddito, ma come latore di Diritti naturali, universali e inalienabili, che Olympe de Gouges rivendicava anche per le Donne.

Ancora oggi si sta faticosamente cercando una integrazione fra maschile e femminile, dalla cui differenziazione psico-biologica costituitasi da millenni deriva il maggior ostacolo. Simbolo di questa dicotomia apparentemente insuperabile è l’Ouroboros, il serpente circolare che si morde la coda, a significare una situazione psicologica inconscia di un’unità originaria in sé conclusa. Nell’inconscio collettivo, l’intuizione, come facoltà è femminile, e si oppone all’ eccesso di razionalità maschile dell’Io, cercando di impedirne l’emancipazione e la liberazione. Questo processo fa parte di un’antica tecnica iniziatica chiamata il rovesciamento dei lumi. L’umanità ha costruito faticosamente e dolorosamente una coscienza razionale che la ha separato dalla coscienza intuitiva naturale da cui deriva. Da almeno 5000 anni il simbolismo esoterico raffigura il Sole e la Luna affiancati alla Stella, che è la sintesi androgenetica dell’uno e dell’altro.

Da sempre i calendari sono lunari e solari, in quanto le correnti micro e macrocosmiche si intersecano ed interagiscono fra di loro proprio con tali cicli. Proclo, la cui opera si può considerare esprimere gli assiomi fondamentali dell’esoterismo, ne “I Manuali, testi magico teurgici”, afferma, parlando dell’affinità micro-macrocosmica del simbolismo del Sole e della Luna, che: “…… non è forse questo il motivo per cui il girasole si muove in sintonia col Sole e il seletropion (pianta a segnatura lunare non identificata) in sintonia con la Luna, compiendo la propria rivoluzione, nei limiti delle proprie possibilità, insieme con le lampade del mondo.?…..”

La fase lunare ed Isiaca comporta il concetto della reintegrazione, il ricupero di quella parte istintiva ed intuitiva che l’uomo, nel suo evolversi ciclico verso la razionalità ha perso e che deve ritrovare. La fase solare Osiridea implica il concetto della trasmutazione o il proseguire dell‘evoluzione ciclica dell’uomo verso gli stati superiori dell’essere, nel superamento di ciò che è in lui terrestre e materico.

Nella Ritualità Massonica si trovano tracce dei Piccoli Misteri quando il recipiendario è nello stato recettivo e intuisce nella Stella Fiammeggiante, l’esistenza di un piano sovrasensibile.

È comunque da sottolineare che sia la reintegrazione che la trasmutazione, che sono le due fasi Isiaca ed Osiridea della via iniziatica, sono prerogative individuali sia femminili, sia maschili, in quanto negli stati superiori dell’essere la fisicità caratterizzata dal quaternario, è superata in un principio di unicità.

Ripercorrendo la storia della Massoneria corporativa si trovano tracce che attestano che le donne erano ammesse in parità di diritti e di doveri, nelle Gilde degli Artigiani. In Francia il “Livre des Métieres” d’ Étienne Boileau (1268) prevedeva l’accesso delle donne nelle Corporazioni Artigiane e la loro elevazione a grado di Maestro, anche in mestieri manuali tradizionalmente maschili. È evidente che l’ammissione delle donne nella Massoneria Corporativa rispecchiava la necessità di trasmettere in linea familiare il patrimonio di impresa. Il Maestro Muratore, non avendo figli maschi cui trasmettere l’eredità, assicurava alla vedova la regolarità necessaria a continuare la sua opera. Dalle documentazioni pervenute, non esistono motivi storici o tradizionali che possano impedire l‘Iniziazione massonica alle donne, quando siano osservate particolari norme rituali d’Ordine esoterico: è solo all’origine storica della Massoneria che si viene a formare il landmark che impedisce alle donne l‘Iniziazione. “Fratello, essendo la nostra iniziazione solare, le donne non sono ammesse ai nostri misteri, tuttavia noi le rispettiamo ed onoriamo.” Così recita il Rituale del Grande Oriente d’ Italia, informando il neo-apprendista che il suo cammino per conseguire la Maestria sarà un percorso che non potrà condividere con la polarità opposta che potrà ritrovare nella via iniziatica solo dopo aver conseguito il grado di Maestro se deciderà di proseguire la strada del perfezionamento. Dai riscontri precedentemente trattati, scaturisce che una Iniziazione può essere esclusivamente “solare” o “lunare”, essendo questi termini riferibili solamente alle due fasi progressive dell’operatività esoterica. In contrapposizione si riscontra che il simbolismo massonico vede, nei suoi Templi, sia il Sole che la Luna oltre ad una vasta simbologia improntata sulla dualità dell’essere. Su un piano spirituale superiore invece, la vera Iniziazione forma un essere androgino, in cui vi è il totale annullamento delle due forme di sessualità mentre rimane nel piano materiale la diversificazione. La tradizione cabalistica riconosce nella Shekinà la sposa capace di bellezza (Tiferet), amore (Besed), e la conoscenza della sefirah nascosta (Da’at).

Nell’iniziazione tantrica, legata alla società matriarcale degli Harappei (2000 a. c.), la donna era molto più generosa dell’uomo, non precludendogli nessuna iniziazione. Con il Maithuna, la grande Unione dell’uomo e della donna, essi raggiungevano una complementarietà che singolarmente non avrebbero potuto raggiungere. La posizione in cui lei, seduta sopra di lui, con lo sguardo dell’una nell’altro e con le spine dorsali entrambe erette, trasferisce l’energia dell’uomo nella donna e viceversa. Al tempo del Matriarcato la donna era considerata la depositaria esclusiva dell’Iniziazione, perché rappresentava la forza generatrice e creatrice, l‘archetipo, la Grande Madre, l‘anima Mundi e la Natura Madre, padre e madre del cosmo. È solo col tempo che l‘iniziazione Osiridea diventa la predominante coscienza iniziatica, mentre quella femminile soccombe.

L’Iniziazione é aperta sia all’uomo che alla donna: permane il problema del rito di iniziazione, che determina la coscienza della trasmutazione. Le prerogative della via umida e di quella secca, inoltre, non sono attribuibili esclusivamente all’aspetto femminile le une e a quello maschile le altre, ma implicano un interscambio, in quanto le maschili conservano la memoria di quelle femminili e viceversa, tale da consentire, ad un appropriato livello di autocoscienza iniziatica, la possibilità di unificare ed armonizzare i due aspetti con la fusione delle due vie. Esiste una differenza incolmabile tra l’uomo e la donna e nessuno desidera eliminarla, ma le due vie iniziatiche possono congiungersi ed intrecciarsi una volta conseguita la rispettiva Maestria nella ritualità pregnante dell’Ordine della Stella d’Oriente. Con la Maestria le pulsioni tra i generi distinti hanno già trovato il loro equilibrio nel percorso iniziatico, escludendo devianze di natura sessuale; la presenza di polarità opposte nei lavori rituali è solo motivo di confronto e di reciproco completamento, ed è proprio dalla loro diversità che nasce la forza di questa compresenza.

La possibilità di un lavoro comune fra le due polarità opposte, un Rito Superiore riconosciuto come tale fino dai primi livelli iniziatici ed integrato quando la sapienza della Maestria lo consente è la giusta soluzione. La conoscenza iniziatica di padri nobili ha determinato una ritualità mista, dove i Maestri Massoni possono ricercare il Perfezionamento insieme alla Maestria lunare in gradi simbolici pieni di profonde lezioni morali, alchemiche, esoteriche. Oggi più che mai, la necessità di una partecipazione di entrambe le polarità ai lavori è fondamentale per un arricchimento e un completamento che porta solo giovamento all’intera umanità. Se è vero che i valori ed i simboli della Massoneria tendono al perfezionamento dell’uomo, è proprio attraverso il simbolismo ed il lavoro dell’Ordine della Stella d’Oriente che si può tendere al perfezionamento della civiltà, a cui uomini e donne sono chiamati a partecipare, ognuno con la propria visione, ognuno con i propri simboli, nella costruzione di un invisibile tempio la cui luce possa illuminare d’Amore la civiltà.

NML

Sono stati consultati i seguenti testi:

ProcloI manuali- testi magico teurgici

Giamblico : I misteri egiziani

Prolusione WGM Sessione Speciale GCI 06/04/2019

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Carissimi, voglio innanzitutto ringraziare il Venerabilissimo Gran Maestro Stefano Bisi che come ogni anno ha ospitato la Sessione Speciale dei nostri lavori accanto alla Gran Loggia del G.O.I. Mi rallegro per la presenza della rappresentanza di tutti i Capitoli del G.C.I. e per i membri tutti che così numerosi hanno risposto alla nostra chiamata.
Ci ritroviamo insieme anche questo anno a ripercorrere i principi della nostra appartenenza ad un ordine iniziatico, a fare istruzione sul nostro rituale e sulla nostra simbologia; ma……, mi chiedo se abbiamo effettiva consapevolezza di dove ci troviamo e siamo arrivati o abbiamo solo il convincimento di essere stati spinti emotivamente ad appartenere ad un qualcosa che ci è stato trasmesso ma non è sentito e vissuto con la totalità del nostro essere?
Cosa mai possiamo insegnare o imparare se non abbiamo una piena coscienza della potenza che trasmettono i nostri simboli e della forza iniziatica del nostro Ordine, se non teniamo saldo in nostro senso di appartenenza all’OSO, se non abbiamo l’onestà morale di dire “come posso correggermi e migliorare? Dove posso arrivare?” e la forza morale e materiale di attuare i cambiamenti nel nostro essere. La ritualità perfetta rimane solo una coreografia se non c’è dietro la volontà di imparare a far bene il proprio dovere, cogliendo dalla simbologia rituale gli insegnamenti e la forza per applicarli. Quel dovere che dobbiamo imparare a far bene e per il quale la WM chiama il Capitolo ad unirsi all’energia dell’Universo attraverso la Preghiera: Il dovere che è insegnato dalle nostre figure simboliche, insegnato a chi ha diritto a chiederlo e non tutti possono o vogliono iniziare una via di trasformazione e di coerenza: non tutti hanno il diritto a chiederlo.
Ciò premesso vorrei focalizzare l’attenzione su alcuni punti essenziali:
Appartenenza rituale
In primo luogo, mi voglio soffermare sul significato di “senso di appartenenza rituale all’Ordine” di cui ho ampiamente scritto nelle mie comunicazioni alle Worthy Matron. L’appartenenza rituale ha per noi un significato molto importante: essa identifica la condizione di INCLUSIONE di Sorelle e Fratelli nel nostro Ordine, con la consapevolezza ed il riconoscimento di esserne parte attiva e ci permette pertanto di coltivarne la storia, la cultura, le tradizioni, la ritualità, ed attraverso questi mezzi, di concorrere a costituire un processo naturale di identificazione del nostro percorso sia individuale che collettivo con una ideale narrazione che porta all’elevazione dello spirito, alla conoscenza della materia ed all’unità dell’Essere.
È riconoscere un “intento comune” è la forza per costruire un legame di condivisione costante tra i Capitoli, anche se apparentemente operanti con finalità diverse, nell’etica, nel sociale, nello spirituale e condivisione forte ma tollerante tra le persone che li compongono. Un legame che si manifesta non solo a livello socioculturale, ma soprattutto di emozione rituale, con quella sensazione forte che ci viene dal cuore, che ci unisce.
Appartenenza rituale è operare uniformemente rinsaldando e ricercando la tradizione simbolica sulla quale il nostro Ordine pone le fondamenta così da attivare quella forte energia che ci rende tutti vicini e coesi fino a parlare la stessa lingua pur senza proferire alcuna parola.
Unità di linguaggio
Il secondo punto che voglio sottolineare, è che noi siamo l’Ordine della Stella d’Oriente rappresentata dal pentagono con la punta rivolta verso il basso, il simbolo visibile che sottende e contiene l’altra stella con la punta verso l’alto, simbolo di unità e armonia, di unità tra il femminile ed il maschile. Unità, pur nella specificità e particolare peculiarità di ognuno, tra i due principi Janus e Iana indissolubilmente uniti ma diversi. Chiamarci stelle è ridurre al femminile un ordine misto e per altro contrario a quanto previsto nel libro rosso che recita” Non ci si dovrebbe riferire all’Ordine della Stella d’Oriente come ad una organizzazione di Donne. Essa è una organizzazione a cui appartengono donne e uomini”.
Unità di linguaggio che rispecchia il nostro sentire comune e non il sentire di chi ha perso il ricordo della sua origine e della parola. Siamo, lo sottolineo ancora una volta, un Ordine iniziatico e non “le stelle”. Cominciamo ad usare bene le parole e i loro significati, ad usare un linguaggio univoco riconoscibile per tutti noi e che ci faccia identificare da tutti, profani o iniziati, con l’autorevolezza che ci compete. Impariamo a salire insieme senza perdere l’origine ed il significato della parola: sottolineiamo il collegamento della nostra “Stella” a quella risonanza cosmica che segnò per i Magi la nascita di un grande iniziato, per la natura un evento di proporzioni galattiche e per l’uomo una rivoluzione che avrebbe in pochi anni travolto la società fondata sulla disuguaglianza e la schiavitù
Inevitabilmente per non disperderci in sentieri diversi e divergenti sono necessarie quelle regole, seppure rigide, che sono la base di un Ordine, sono i binari che ci evitano di costruire alla rinfusa un edificio, di edificare una nuova torre di Babele, facendoci perseguire invece un obbiettivo comune, consentendo a tutti di ritrovare la parola e l’origine comune, di costruire cattedrali ideali alla gloria della nostra umanità.
Questo è anche il motivo della percezione unitaria che dobbiamo dare all’esterno, anche quando celebriamo cerimonie che non sono previste nel rituale ma che sono da anni occasioni per festeggiare insieme ai fratelli eventi naturali come equinozi e solstizi e che fanno parte di quella cultura esoterica mediterranea che è cara a molti dei nostri capitoli. Lavoreremo per uniformare anche queste ritualità, riusciremo a breve, a dare una immagine unitaria dell’Ordine da nord a sud, da est a ovest.
Segreto iniziatico
In terzo luogo, soffermiamoci sulla trasmissione della tradizione attraverso l’iniziazione ai nostri cinque gradi e non attraverso manuali ed accademiche esemplificazioni. La trasmissione è data dall’interpretazione dei nostri simboli dopo aver vissuto, percorso, sfidato il nostro labirinto, dopo aver “patito” la mortificazione e distruzione “nostra” nel crogiolo alchemico che è il labirinto. E ciò che si è provato nel misterioso percorso del labirinto, insieme con le profonde trasformazioni che abbiamo continuato a vivere successivamente sono incomunicabili: questo è il segreto iniziatico. Al contrario della cultura e dell’erudizione nessuna crescita esoterica può essere raccontata: rimane scolpita nel nostro corpo, nelle nostre cellule e non può essere raccontata se non con le nostre leggende, se non con le energie trasmesse dal corpo, onde invisibili e silenziose percettibili solo a livello animico, rilevabili solo quando l’eggregore del Capitolo fa sentire la sua potenza. Non potrò mai trasmettere neppure le emozioni che ho provato sempre guidando nel labirinto un neofita, fratello o sorella che fosse. Non so narrare la sensazione di trasmutazione, come se il fuoco di quel crogiolo alchemico che è il labirinto trasformasse ogni volta anche la mia parte corporea, imprimendo una sensazione non di arricchimento sapienziale, ma di immersione nel tutto, di perdita della mia identità individuale verso una nuova identità collettiva: il Noi. E’ incomunicabile con le parole il senso di compassione che impregna ogni cellula del proprio corpo, “cum patior”, il sentire insieme, in armonia ed identificarsi nell’Umanità. È incomunicabile quel sentimento che ci fa unire nel Logos, che ci porta a perdonare per tutto quello che la profanità ci arreca, che mantiene viva nel nostro cuore la fiamma della speranza e che chiamiamo, con un termine certamente riduttivo, Amore.

I Lustro – Armonia Speranza Amore

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Guardando il tempo trascorso, ormai alle nostre spalle, sembra che tutto sia accaduto solo ieri: tanti sono stati gli eventi, tanti i lavori, una successione quasi ininterrotta di avvenimenti, di incontri, di momenti di crescita. Il cuore ripercorre anche gli attimi rattristati dall’inevitabile perdita di alcuni degli anelli della catena d’oro che ci unisce, Beppe, Mariapaola, Annamaria, Ermanno… e tanti altri il cui nome rimarrà per sempre impresso nell’anima grazie al contributo, grande o piccolo, che hanno tributato alla nascita ed alla crescita di questo nostro Gran Capitolo. Adesso è il momento della gioia, oggi deve essere il giorno dell’Armonia, dell’Amore e della Speranza. L’Armonia deve regnare fra di noi, perché, al di là delle inevitabili differenze nel modo di sentire e nel pensiero, ci unisce un unico e grande obiettivo, con il quale ci siamo consapevolmente legati l’un l’altro cinque anni fa: la diversità di pensiero è ricchezza se ognuno sa cogliere quanto di positivo esiste negli altri dando nel contempo tutto quello che sa di poter donare. L’Amore, insegnamento primario del nostro Ordine ci deve guidare come ci ha guidato sempre lungo il nostro cammino, sia esso illuminato dalla luce di una Fede che tracciato dalla ricerca esoterica e magica dell’Uno: il risultato, l’effetto di questo insegnamento, ci ha portato in questi cinque anni ad accettare ed amalgamare nell’alchemico crogiuolo del nostro Gran Capitolo forze e sentimenti diversi ma intimamente intrecciati e complementari, del tutto in contrasto con la banalità che spesso affligge la vita di tutti i giorni. La Speranza, ultima dea del Foscolo, non è mai spenta nelle nostre camere capitolari e nei nostri cuori: abbiamo visto nubi minacciose addensarsi sul destino di questo nostro Ordine e dissolversi nel vento grazie all’opera congiunta di tutti noi; abbiamo sofferto, abbiamo affrontato sacrifici, sopportato delusioni e mai abbiamo lasciato spegnere la luce della Speranza, che ci ha guidato quando le tenebre erano più fitte ed il regno dell’uomo con le sue piccinerie sembrava aver preso il sopravvento sui nostri ideali, sui nostri sogni.
Cinque anni non sono un giorno, la nascita e l’adolescenza del nostro Ordine sono probabilmente alle spalle e vivono nel ricordo di tutti noi, che fondando la nostra forza e la nostra conoscenza su di esse dobbiamo andare avanti, dobbiamo superare le difficoltà e le scorie di un’umanità afflitta da pregiudizi e presunzioni per continuare ad operare secondo i nostri principi, per il bene e la prosperità del nostro Ordine. E quando un giorno, lontano nel tempo, qualcuno, forse persino qualcuno dei nostri figlie e figli, si volgerà indietro a considerare quello che è stato, se abbiamo ben operato, se ciò che abbiamo fatto non lo abbiamo fatto esclusivamente per la nostra umana vanità ed individualità, in quello che è stato ci saremo tutti, ognuno con il proprio se, pur nell’unità della consapevolezza collettiva. E nel futuro che avremo costruito troveremo la nostra sorgente di ricordo e di vita, nell’esempio e nell’abnegazione ci ritroveremo a ricordare il tempo passato, il tempo trascorso insieme e quello che insieme abbiamo fatto consci che la primaria scintilla, ben custodita, sia stata tramandata e che non verrà mai dispersa.

Lunga vita a te Gran Capitolo d’Italia!

Ordine della Stella d’Oriente: una storia di pensiero libero

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La caratterizzazione storica dell’Ordine della Stella d’Oriente, guidato dal Gran Capitolo d’Italia ed appartenente alla famiglia contigua alla massoneria del Grande Oriente d’Italia, trova le sue specifiche origini nelle forme iniziatiche tradizionali, sorge nella sua forma moderna negli Stati Uniti, come altri importanti riti, ma rievoca e rinnova tradizioni straordinariamente vicine alla nostra civiltà europea. La nascita nel 2014 del Gran Capitolo d’Italia ha poi consentito, nel rispetto di una Obbedienza internazionale, di sottolineare e far risaltare quei principi che sono alla base del Pensiero Libero e che dalle antiche origini indoeuropee si svilupparono attraverso l’umanesimo e l’illuminismo a formare il nucleo della civiltà moderna.
A tale linea esoterico-culturale l’Ordine della Stella d’Oriente aggiunge una sua specifica componente, che attingendo energia dalla sorgente lunare e femminile, completa il quadro filosofico e rituale con quelle parti che il logorio dei secoli aveva cancellato o comunque reso meno evidenti nello sviluppo umano. Nel corso della storia e durante lo sviluppo della nostra civiltà diversi movimenti, diverse culture e persino diverse società iniziatiche hanno cercato di reintrodurre nel Pensiero Libero quella completezza e quella pervasività che solo le energie combinate della donna e dell’uomo unite nella sublime singolarità dell’Uno sanno dare. Nella sua incessante ricerca il Pensiero Libero ha a volte imboccato delle strade che lo hanno allontanato dagli obiettivi primari, ha commesso degli errori, ha espresso ed esplicitato principi ed organizzazioni che si sono purtroppo prestate a facili strumentalizzazioni ed ad utilizzi di tipo personale: a partire dai mercanti allontanati dal Tempio di Gerusalemme sino al plagio a fini puramente economici dei nostri giorni, il rischio intrinseco che esiste nella ricerca della verità, nella introspezione e nella realizzazione degli ideali ha prodotto numerosi e grandi problemi, che hanno finito per gettare un’ombra di sfiducia e di diffidenza sulle attività tipiche della ricerca esoterica, che per sua natura trova nella ritualità e nell’introspezione le vie privilegiate per raggiungere i suoi obiettivi morali, alchemici e metafisici.
In una molteplicità di nomi, di obiettivi e di simboli è risultato assai facile confondere ed ingannare le menti, indicando miraggi ed ottenendo viceversa elementi assai concreti e connessi ai propri interessi materiali. L’esigenza, presente in ogni anima, di trovare una via per la Speranza, è stata da alcuni manipolata in maniera subdola e personale, dimenticando che il vero insegnamento che può scaturire da qualsiasi ordine iniziatico è sempre e solo quello dell’Amore.
Benefici fisici e morali, autostima, serenità ed equilibrio sono elementi della personalità che attengono in primis alla sfera psicologica, ad una educazione morale o religiosa e non tanto ad una corrente iniziatica di pensiero che nell’introspezione, nella ricerca del sé attraverso la lettura dei simboli va ad individuare addirittura l’Arché, per arrivare a conoscere il proprio Creatore e per congiungersi ad Esso in un afflato di equilibrio e continuità.
Quanto detto a sottolineare quante e quanto grandi siano le insidie in agguato lungo la strada del Pensiero Libero; sono in agguato tanto nel presente e nel futuro quanto nel passato: è facile cedere alla armoniosa ma affascinante melodia delle sirene, che promette conoscenza, è facile cadere vittima di tante e troppe organizzazioni che a volte mutuando addirittura parti del libero pensiero e dei suoi simboli hanno in realtà solo prosaiche e materialistiche finalità. Chi si avvicina al lavoro iniziatico deve pertanto applicare una attenzione assai elevata, deve mantenere una guardia psicologica sempre attiva anche perché la strada della luce è comunque contornata dalle ombre e solo chi conosce il Fine può permettersi di incontrare e conoscere con la luce le ombre, con il bene il male e con l’essere la sua antitesi. La verità assoluta non esiste e tale conoscenza non deve tuttavia portare all’accettazione di qualsiasi verità, in maniera acritica e passiva. L’essere tolleranti verso le idee degli altri e verso ogni idea non deve condurre alla accettazione di ogni valutazione; la difesa della libertà degli altri trova il suo limite nella conservazione e nel rispetto della propria libertà personale, in quella degli altri ma soprattutto nella propria.
Se volgiamo lo sguardo alla storia del nostro Ordine iniziatico, all’Ordine della Stella d’Oriente, ci accorgiamo che ha ben più di un secolo di attività operativa nell’era moderna ed in tale periodo la saggezza ha sempre guidato i passi e lo sviluppo della sua organizzazione che nei momenti di maggior fulgore non ha smarrito l’umiltà ed ha usato moderazione mentre nei momenti di difficoltà ha saputo alimentarsi dei propri ideali per sopravvivere e prosperare di nuovo. Dalla nostra storia emerge pertanto un messaggio tranquillizzante circa le scelte che abbiamo fatto. La nostra storia ci fa accettare quel sentimento puro che ci viene posto come ideale e ci fa anche tollerare quelle inevitabili limitazioni al nostro ego e quelle regole che l’appartenenza ad un Ordine richiede che siano rispettate. Tutto ciò è necessario per conseguire quella comunità di intenti e per garantire una scuola di pensiero comunque libera ed aperta a tutte le idee senza essere schiava o serva di nessuna di esse.
Guardiamo pertanto con tranquilla serenità ai nostri rituali, affrontiamo con gioia le apparenti limitazioni che ci guidano nel Pensiero Libero, perché nel nostro passato possiamo scorgere quegli elementi di forza che ci possono far conquistare individualmente, nell’eggregore dei nostri Capitoli, la conoscenza dell’Uno ed il sentimento puro dell’Amore.
Angela Bistoni
WGM GCI

Ordine della Stella d’Oriente: nascita e vita in Italia

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L’Ordine della Stella d’Oriente ha avuto i suoi natali a Napoli nel 1965, molta strada è stata percorsa affinché si affermasse con alterne vicende, di tutto ciò c’é ampio carteggio, ma a noi é arrivato ben poco. Sappiamo che fu proprio il GM.: Cipollone a istituire la Commissione Nazionale per l’organizzazione paramassonica femminile nel 1958 e che il Fr Giuseppe Castagna, consigliere dell’ordine, sottolineava l’arretratezza del Sud rispetto alle province del Nord per cui ravvisava sostanziali difficoltà affinché potesse nascere e prosperare in Italia il già collaudato modello Americano dell’Order of the Eastern Star.

Seguirono degli anni dove il progetto ebbe alterne vicende, sembrava quasi venisse abbandonato, fino a quando nel 1964 il Gran Maestro Giordano Gamberini non si interessò di persona della questione, conscio della scarsa attenzione fin li riposta, il 14 luglio 1964 fu inviata dal solerte Gran Segretario U. Genova una lettera a tutte le logge italiane in cui si invitava le mogli dei FR Massoni Americani già iniziate all’Ordine della Stella d’Oriente a coordinarsi tra di loro, in questo periodo grande fermento si riscontrò esclusivamente nelle città del sud come Napoli, Palermo, Foggia.

Agli inizi del 1965 lo stesso GM.: inviava diverse istanze a vari Gran Capitoli Americani non essendo a conoscenza di un Gran Capitolo Generale che avesse l’esclusiva giurisdizione per la formazione di eventuali Capitoli Subordinati in Europa. La RWG Secretary Mamie Landers informava il Gran Maestro del GOI con una lettera chiara ed esaustiva sui regolamenti, le prerogative e quant’altro sottolineando l’importanza di una richiesta esplicita da parte dello stesso GOI che ne sponsorizzasse l’Istituzione.

Il 5 novembre 1965 il Gran Segretario e il GM.: Gamberini inviano un telegramma alla RWGS il cui testo recita: “Il GOI chiede a MR Flower MWGP l’autorizzazione a fondare un Capitolo dell’Ordine della Stella D’Oriente in Italia – stop- urge risposta prima del 12 novembre essendo già pronto il Capitolo di Napoli.

Quel giorno fu Istituito il primo capitolo dell’Ordine della Stella d’Oriente, in una città del Sud, Napoli, che sarebbe dovuta essere inadeguata ma che da sempre è stata crocevia e culla di cultura e innovazione, denominato Mediterranean # 1.

Nella stessa città di Partenope il 30 marzo 2014 è stato costituito il Gran Capitolo d’Italia, che unifica tutti i Capitoli che lavorano sul territorio italiano; attualmente nella nostra penisola lavorano regolarmente 30 Capitolo con oltre 800 membri.

Rosy Guastafierro
PGM GCI

Donna e Uomo uniti nella ricerca dell’Archè

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Nell’Ordine della Stella d’Oriente uomini e donne, insieme, lavorano al proprio perfezionamento morale ed al bene e progresso dell’Umanità. Come ogni cosa umana il nostro lavoro è imperfetto come imperfetti sono a volte i rapporti che riusciamo a stabilire fra di noi, fra noi Sorelle, con la nostra capacità intuitiva ed il nostro sentire lunare e voi Fratelli, con la vostra razionalità ed il vostro cammino solare. Ma siamo tutti perfettamente in accordo nel rilevare le profonde ingiustizie, persecuzioni, discriminazioni e sfruttamenti che affliggono molto più le donne nel mondo e nella nostra stessa civile e progredita società.
Dalle disquisizioni intorno all’argomento se le donne avessero un’anima alle discriminazioni sociali generate oggi da una società distorta da ideali esclusivamente di carattere economico rispetto a quelli realmente fondamentali per la vita, poco è cambiato ed in poche persone. Un complesso legislativo ci garantisce parità di diritti, riserva quote di partecipazione e di condivisione scelte ma, dentro di noi, rimangono le stigmate della nostra natura di donne, spose, madri. Siamo parti distinte di un Uno eppure sembra che la parte maschile, per sua natura, debba godere di maggiore libertà, di maggiore capacità speculativa, di più diritti effettivi; saremmo uguali se e solo se, rinunciando alla nostra natura femminile di donne e di madri riuscissimo a mascolinizzare le nostre azioni, a percorrere carriere ed occupare posizioni con l’intraprendenza maschile, a vivere la società come la vivrebbe un uomo. Ma in realtà finiremmo per comportarci, in tutte le situazioni, peggio di come si può comportare un uomo e quelle parti della nostra natura che abbiamo trascurato, dalla femminilità alla maternità ed alla capacità di accompagnare oltre la materia, finirebbero per consumare la nostra anima e con essa l’anima del mondo.
E noi, che viviamo nel raffinato e progredito occidente, siamo quelle che si ritengono fortunate, così come fortunate si ritengono molte che vivono protette contro le barbarie maschili dalle regole dell’Islam, o di tante altre religioni che solo con i tabù riescono a frenare quella parte di violenza che alberga nell’animo maschile e che, se liberata, finisce con lo schiacciare e sopprimere la delicata essenza del femminile, asservendola a scopi e cammini di utilità esclusivamente maschile, mortificando ed eliminando l’anima femminile: ma in fondo, non è forse vero che le donne non hanno l’anima?
Utopia è ancora una Società dove i due sessi possano trovare senza incompatibilità la loro strada, il loro valore sociale, il loro peso specifico e distinto della definizione dei ruoli e degli obiettivi della vita: eppure senza il nostro apporto naturale il ricco e progredito occidente ha smarrito i propri valori, percorre inesorabilmente la strada della decadenza mentre forze vigorose e giovani, ma crudeli come solo i giovani sanno essere, si preparano a sostituirci.
In questo divenire sono evidenti, forti e costanti le violenze sul sesso debole, che appare ancora meno rilevante per raggiungere gli obiettivi, anzi è spesso solo un mezzo per raggiungerli. Ma se non saremo noi, guidati dalla saggezza che solo il tempo sa dare, a trovare quegli elementi di bilanciamento e contrappasso che sapranno rendere equivalenti i ruoli delle donne e degli uomini, senza alcun sacrificio né dell’una né dell’altra specificità, e non solo nel cammino iniziatico, il futuro potrà solo continuare a sprofondare nella palude dell’inerzia e dell’ignavia. Non solo la parola ma l’umanità stessa è perduta.
Ma forse tutti noi conosciamo qual è la giusta strada e quali son le scelte da fare: dite voi la prima e vi suggerirò la seconda. Solo insieme potremo risvegliare il sentimento che è in grado di rinnovare i mondi, solo insieme potremo far prevalere sulla viltà il coraggio, sulla morte la vita e sull’odio l’Amore. Solo insieme l’Uno potrà essere letto nella simbologia binaria della materia e forma suggerita anche da Giordano Bruno nell’opera “De la causa, principio et uno” che afferma:
“Chi è più insensato e stupido, che quello che non vede la luce? Qual pazzia può esser più abietta, che per raggion di sesso, esser nemico all’istessa natura….
Mirate chi sono i maschi, chi sono le femine. Qua scorgete per suggetto il corpo, ch’è vostro amico, maschio, là l’anima che è vostra nemica, femina. Qua il maschio caos, là la femina disposizione; qua il sonno, là la vigilia; qua il letargo, là la memoria; qua l’odio, là l’amicizia; qua il timore, là la sicurtà; qua il rigore, là la gentilezza; qua il scandalo, là la pace; qua il furore, là la quiete; qua l’errore, là la verità; qua il difetto, là la perfezione; qua l’inferno, là la felicità;….
E finalmente tutti vizii, mancamenti e delitti son maschi; e tutte le virtudi, eccellenze e bontadi son femine. Quindi la prudenza, la giustizia, la fortezza, la temperanza, la bellezza, la maestà, la dignità, la divinità, cossì si nominano, cossì s’imaginano, cossì si descriveno, cossì si pingono, cossì sono.
Giordano Bruno 1584”
Hygeia

Solstizio d’Inverno 2018

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Carissime Sorelle e carissimi Fratelli

È questo il periodo dell’anno in cui, avvicinandoci al solstizio d’inverno, nel nostro emisfero le giornate si fanno sempre più corte ed il sole è solo un pallido ricordo del vigore estivo che ha portato il massimo rigoglio nella natura fisica, nella materia. Eppure, è proprio in questo periodo, proprio in questa oscurità crescente che possiamo percepire qualcosa che è ben più importante della luce stessa, perché è composta dalla stessa sostanza con cui noi costruiamo i nostri sogni e le nostre speranze. Sappiamo bene che la scintilla primordiale non è perduta e che presto tornerà a far trionfare la vita e la luce sulle tenebre, il positivo sul negativo, il bianco sul nero. Ma proprio in questa atmosfera resa quasi magica da un sole che, con una nuova ed inaspettata discrezione illumina appena i contorni di questa nostra terra, possiamo intuire la presenza di qualcosa che va oltre, al di là della materia, della terra, dell’acqua e dell’aria, al di là dello stesso plasma igneo: non sono i nostri sensi che la percepiscono, è il nostro cuore che prova una profonda emozione nell’intuire l’estrema vicinanza di quella sottile linea che separa il reale dall’irreale, il concreto dall’astratto, quel qualcosa che qualcuno chiama magico ed altri sacro ma che sicuramente è al di là della luce.

La porta degli Dei, l’Avvento, le feste Solstiziali, Hannukkah ammantano di suggestivi cerimoniali e di pratici rituali qualcosa che in realtà sfugge ad ogni valutazione e considerazione umana, che solo chi ha conseguito la visione dell’Uno e la Conoscenza riesce a percepire, a intuire e vivere ma non a raccontare e condividere con gli altri. Ancora più tenue dell’argentea luce lunare, che ben conosciamo e che guida i nostri passi nel cammino della nostra anima, ciò che è oltre la luce ci parla nel linguaggio Sacro degli Dei, ci lascia ammutoliti nell’immensità che è dentro e fuori di noi, ci traccia quei principi morali ai quali mai avremmo pensato di doverci adeguare e che divengono invece naturali e cogenti illuminati da questo chiarore che è tanto più tenue del solare e dell’argenteo lunare ma assai più forte nel definire i contorni del nostro Essere.

È tempo di pensare, Sorelle e Fratelli, è tempo di riflettere sui veri valori che vogliamo attribuire alla nostra vita, alle nostre azioni, al mondo che inevitabilmente ci costruiamo intorno, giorno dopo giorno. Dobbiamo, ognuno nel proprio intimo e, se riusciamo a vederla, con la guida di quello che c’è oltre la luce, ricostruire il nostro essere, risanare le nostre ferite, rimettere agli altri gli errori e ricominciare ad avere quella fiducia l’uno nell’altro che così tante volte abbiamo promesso di avere ma che così poco spesso abbiamo realmente avuto. Le tenebre ci circondano, ma facciamo in modo che non siano sempre intorno a noi e dentro di noi, a guidare le azioni caratterizzate da egoismo e da un individualismo che, separandoci dall’Uno, non fa altro che creare le premesse per una sofferenza interna nostra e dell’umanità che ci circonda.

Percorriamo la strada verso il solstizio, procediamo verso oriente, ma non in cerca della luce bensì, guidati da ciò che è oltre la luce, alla ricerca di quella parte di noi che abbiamo dimenticata, tanto tempo fa, confusa e smarrita fra i tanti affanni della nostra vita. Dobbiamo cercarla nelle tenebre, prima che il corso del sole riporti quella luce che, rinnovando l’eterno ciclo della natura, ci renderà sempre più difficile scorgere le ombre nelle ombre, prima che la rinascita della natura ci riporti nella strada della materia senza che la nostra anima abbia potuto attingere alla forza ed alla saggezza che abbiamo lasciati al di là, oltre la sottile linea della vita, oltre i confini della materia, nell’infinito. Magari potessimo guardare il sorgere dell’algido sole invernale con lo stupore e la meraviglia dei nostri occhi di bimba, magari potessimo sentire ancora quell’intima gioia per un nulla, un suono, un bagliore nel buio.

Applichiamo nel mondo e nella nostra vita la lezione che nei nostri Capitoli ascoltiamo dalla quinta punta della Stella, e sia un sentimento tanto vero da rifulgere anche al di là della luce.

Auguro a tutti voi un sereno periodo di attesa del ritorno della Luce e che la gioia pura che vive nelle vostre anime possa prevalere sulla tristezza e sulla solitudine che accompagnano il cammino dei saggi.

Angela Bistoni
Worthy Grand Matron del Gran Capitolo d’Italia
Ordine della Stella d’Oriente

Saluto della Worthy Gran Matron Angela Bistoni ai Fratelli del RSAA.

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Sovrano Gran Commendatore, Potentissimo Leo Taroni, Fratelli tutti e gentili ospiti

È un piacere ed un onore per me essere oggi qui con voi, come rappresentante dell’Ordine della Stella d’Oriente e nel mio ruolo di Worthy Gran Matron del Gran Capitolo d’Italia, a portare i saluti ai lavori della vostra festa e la solidarietà del nostro Ordine alla vostra appartenenza alla grande famiglia massonica. Sono anche personalmente commossa e felice di essere con voi perché la mia presenza è un tributo ed un omaggio alla memoria di mio padre, che era vostro fratello. La tradizione vuole che il sigillo di un 33° grado del Rito Scozzese, alla sua morte, passi alla sua prima figlia femmina: una strana tradizione per un rito solare ed una strana coincidenza: ho raccolto idealmente l’eredità di pensiero di mio padre e sono qui con voi, non ho ricevuto il suo anello, non lo possedeva, ma ho ricevuto la forza del suo animo e delle sue convinzioni che sono state la guida della mia vita.

L’Ordine che mi onoro di rappresentare è un corpo rituale dove uomini e donne operano insieme, con un cammino strettamente intrecciato, per il perfezionamento proprio, della società civile e dell’umanità tutta. La strada lunare e quella solare, che troppo spesso sono percepite come inconciliabili, si compensano armoniosamente in un rituale dove i significati analogici, alchemici e cabalistici sono velati in un segreto che l’intuizione femminile e la razionalità maschile penetrano solo con la perseveranza e l’approfondimento continuo. L’origine del nostro Ordine è recente, ma chi ha costruito la nostra ritualità aveva profonde ed ampie conoscenze degli antichi riti ed era un Fratello appartenente al vostro Rito, al Rito Scozzese. Il Gran Capitolo d’Italia, cogliendo proprio queste specificità culturali presenti in ogni raffigurazione simbolica ricerca nelle antiche origini mediterranee e mesopotamiche le chiavi di lettura che possano accompagnare uno sviluppo armonioso e giusto di questa nostra società, pervasa da falsi ideali e da abbaglianti luci che nascondono l’essenza delle cose.

Se quanto è simbolicamente rappresentato nella pietra può guidare e trasferire il messaggio eterno dell’essenza umana, la nostra ricerca non percorre un cammino diverso perché noi obbediamo al motto “Antiquam exquirite matrem”, ricercando nelle antiche origini quel principio che può portare il nostro cuore, la nostra essenza femminile e maschile a percepire la grande unità dell’essere. E raggiungere tale livello di percezione ci può portare a ritrovare e dominare quella forza creatrice che vive in noi e nel tutto e che fa nascere dal caos primordiale, dall’infinita armonia degli universi, il mondo nel quale ci relazioniamo.

I nostri cinque gradi tracciano una via di perfezionamento che i fratelli Maestri percorrono insieme con le Sorelle, riscoprendo a volte alcune simbologie ed insegnamenti alchemici che con altri miti, con altri simboli hanno già appreso nel proprio rito solare o si accorgono di avere nel proprio animo, pronti per essere svelati: un diverso linguaggio rituale e simbolico, un unico fine ultimo, l’Amore, quel sentimento che trascendendo l’umano ed il materiale porta a perdonare, a desiderare solo il bene ed ad agire effettivamente per il progresso civile, operando con quella “Charitas” che non è beneficenza ma rispetto del divino che esiste in ogni parte dell’universo e dell’uomo, praticando quella giustizia che è anche equità e mai perdendo la speranza di ritrovare, anche nei momenti più bui, la flebile luce primordiale che rigenera i mondi.

Grazie a tutti voi per il piacevole lavoro e per il tempo che avete voluto dedicare a questo nostro comune sogno.

Angela Bistoni
Worthy Gran Matron del Gran Capitolo d’Italia
Ordine della Stella d’Oriente

Nel commemorare gli aurei anelli spezzati, un pensiero torna al nostro mondo.

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Carissimi

iniziando questo mio cammino insieme con voi Sorelle e Fratelli mi è venuto da pensare alla grande efficacia delle nostre simbologie ed alla meravigliosa progressione dei Gradi del nostro Ordine e, quasi senza rendermene conto, mi sono ritrovata a fare una riflessione su una figura particolare che abbiamo e che è in grado di andare oltre le soglie della vita grazie ad una virtù che alcuni definiscono Fede. In realtà anche in questo straordinario miracolo viviamo la collaborazione attiva dei due principi, il femminile, che determina la possibilità ed il maschile che la trasforma in atto, con una unificazione costante nell’unica essenza della vita. Questa simbologia mi ha fatto riecheggiare il ricordo dell’aquila e del pellicano, simboli di quei misteriosi principi rosacrociani che i nostri Fratelli ben conoscono ma che non sono sconosciuti anche a tante Sorelle. È un principio ed una essenza importante, tanto quanto lo sono tutte e cinque le nostre Punte della Stella, ed ha la caratteristica di porre in contatto operativo il visibile con l’invisibile, portando al simbolico ritorno alla vita, alla materia, di chi era già transitato dalla porta degli uomini.

Vorrei che tutti noi riflettessimo su questo concetto, su questo principio divino che, sotto apparenze religiose, ci viene proposto e che sottintende molto più di quello che si vede ad una prima analisi simbolica, che ci apre se sappiamo ben guardare, le porte dell’Infinito e dell’Uno.

Caritas, Pietas trovano in esso il primo motore ed è ad esso che dobbiamo riferirci quando rivolgiamo lo sguardo al mondo materiale per portarvi la scintilla del trascendente. Un pensiero anche a quegli aurei anelli spezzati che celebriamo ma che sappiamo riportare fra noi là dove il tempo e lo spazio si confondono nell’Uno.

Buon Lavoro a tutti

La Worthy Gran Matron

Angela Bistoni

Costruiamo il nostro futuro guardando il passato

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Carissime Sorelle e carissimi Fratelli
Con orgoglio e immensa gratitudine mi appresto insieme a tutti Voi, ad intraprendere questo viaggio alla ricerca dell’Antica Madre, nella continuità e nel consolidamento del grande lavoro svolto dal 2014 da chi mi ha preceduta e che in maniera chiara e determinata ha sottolineato come il Gran Capitolo d’Italia non sia solo un organo amministrativo e quindi distaccato dalla ricerca interiore, ma bensì il cuore e l’anima di un Ordine Iniziatico composto da un insieme armonico di Capitoli. Un centro vitale che volge alla più alta ricerca iniziatica per lo sviluppo spirituale delle Sorelle e dei Fratelli quali parte integrante di una unica” unità intelligente”. Un Ordine iniziatico misto, dove la donna seguendo la sua natura lunare e quindi umida, riflette ed arricchisce la luce solare e quindi maschile e secca, in una perenne complementarietà senza la quale la Terra sarebbe coperta dalle più oscure tenebre. Equilibrio e Armonia dunque dove senza il due, l’uno sarebbe sterile, e senza l’unione non ci sarebbe il tre, simbolo di perfezione. Anticam esquirite matrem è l’imperativo categorico con cui l’oracolo di Apollo, dal ventre della terra impose ad Enea di ritornare alle origini. di ricercare l’età dell’oro.
Il nostro Amato Ordine che trova le sue origini in America a metà dell’800 dal grande Fr:. Rob Morris, riscopre il suo “natural Genius“nella tradizione mediterranea ed affonda le sue radici ancora prima che tra gli egizi, i cretesi, i greci, gli etruschi, i latini e i celti, nelle antiche popolazioni mesopotamiche e in quelle che si affacciavano nel mediterraneo orientale. Tradizione ritornata nel suo alveo d’origine con la costituzione del Gran Capitolo d’Italia dell’Ordine della Stella d’Oriente.
La Stella come Isthar, che con la sua Luce rappresenta il Divino e dove si fondono i due principi universali; Il nostro Centro fiorito, il Pentalfa pitagorico dove la sintesi dei quattro elementi si sublima nella quinta punta, Ester, la stella, la quintessenza, riconducono tutti alla congiunzione delle due realtà apparentemente contrapposte del visibile e dell’invisibile per realizzare l’Universo e l’Unità. Entrare in questo cammino comporta non solo una presa di coscienza razionale ma soprattutto intuizione, coerenza e rigore morale, autorevolezza e discrezione. Bisogna sviluppare un rigoroso senso della ritualità perché ogni lavoro rituale comporta una trasformazione. Quando costruiamo il nostro tempio dentro e fuori di noi siamo un tutt’uno armonico e siamo parte di una grande fratellanza universale.
Insieme a tutti voi vorrei realizzare questo mio sogno: lasciare in cielo le stelle e le stelline e far vibrare l’Ordine della Stella d’Oriente come una unità intelligente, simbolo di equilibrio ed armonia consapevole che la nostra grandezza è data da una ritualità antica e perfezionata nel tempo da Sorelle e Fratelli appartenenti al nostro passato, forse rimasti sconosciuti ma che hanno dato il loro entusiasmo, il loro sangue, le loro energie perché non venga mai spenta le fiamma della Conoscenza.
Insieme, con equilibrio ed armonia, consolideremo il processo di identità del nostro ordine, un Ordine iniziatico e di perfezionamento; lavoreremo insieme ancora di più su noi stessi per sentirci parte di un ordine iniziatico la cui pregnante ritualità, eseguita da adepti di tradizione e culture diverse nasce da una unica originaria matrice; lavoreremo insieme con rigore perché l’efficacia di un Rito è data dalla sua rigorosa esecuzione sia formale che emotiva, dal viverlo con la totalità del proprio essere, con modalità formali esattamente identiche in ogni capitolo, utilizzando le stesse formule e gestualità senza dare spazio a estemporanee innovazioni e modifiche. Impareremo insieme a rispettare realmente gli impegni assunti al momento della nostra iniziazione, impareremo a rispettare il giuramento fatto all’altare sopra il labirinto e sotto la volta stellata, anello di congiunzione tra Keter e Malcut, un giuramento che si fonda sul valore magico della parola. Non parlerò male di nessuna sorella o fratello ne compirò alcun atto di ingiustizia e di scortesia verso di loro e avrò cura la reputazione di tutti membri e questo principio deve essere rispettato con spirito irremovibile. Impareremo insieme a volgere lo sguardo lontano oltre i confini del percettibile, oltre i nostri limiti sensoriali e non ad alzare gli occhi al cielo in attesa di una risposta fideistica. Impareremo insieme carissime Sorelle e Carissimi Fratelli dalle Alpi alla magna Grecia a preservare le nostre labbra dalla maldicenza a dalla calunnia, come ha declamato un attimo fa l‘Ufficiale insediante e io mi impegnerò costantemente a non usare mai in modo arbitrario il maglietto e a temperare la giustizia con la benevolenza.
Ora costruiamo il nostro futuro guardando al passato.
La Worthy Gran Matron
Angela Bistoni