Ugualmente diversi

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Gran Capitolo d’Italia, un risultato, un eggregore di pensieri sincretici che ha segnato la fine e l’inizio di un importante percorso spirituale: la fine di una adolescenza amorevolmente guidata ed indirizzata da una autonomia non sempre completamente aderente alla specificità della nostra crescita; l’inizio di un cammino che, nel pieno rispetto dell’eterogeneità dei pensieri e delle opinioni, ha mirato a conseguire quel lavoro interiore che ci ha permesso di ricercare nelle nostre antiche origini la parola perduta, la parola sacra ed il suono del nome ineffabile. La frase “Antiquam exquirite matrem” dell’Oracolo di Delo ad Enea è stata fatta propria dalla Sorella Angela nel momento in cui ha assunto il ruolo di Worthy Gran Matron del Gran Capitolo d’Italia. Oggi, con tanto cammino alle nostre spalle ed altrettanto, se non di più, da percorrere innanzi a noi, ci chiediamo se abbiamo ancora la stessa fiducia nella direzione che abbiamo scelto, se la strada che porta a rivalutare le nostre più profonde ed antiche tradizioni è quella più giusta o se dobbiamo viceversa orientarci verso la pregnante e rassicurante ritualità che ci deriva da un moderno sentimento religioso e dall’altrettanto attuale senso di appartenenza ad una comunità che assume toni ed aspetti confessionali. Dobbiamo e possiamo cercare le chiavi dell’Uno nelle antiche scuole iniziatiche, nella mitologia che vede Orfeo risvegliare Persefone alla vita, sconfiggendo Ecate dai tre volti e generando la sintesi nell’Uno del Maschile e del Femminile o accettare la dottrina Mosaica, con il suo Dio maschile, giusto, uno ed esclusivo, la dottrina che Mosé ha saputo far nascere dalle tenebre del politeismo confuso delle religioni orientali, rivelando una delle più rigorose dottrine alle quali ancora oggi noi applichiamo il nostro cuore e la nostra mente.
Forse poco importa se anche la legge mosaica si basa su quegli stessi presupposti Osiridei ed Isiaci di Orfeo, di Pitagora e di Platone e che erano ben presenti nei fondamenti basilari della cultura egizia di Mosé; forse poco importa se tutti i libri sacri hanno perso la loro lettura iniziatica con la perdita dell’originale geroglifico; forse poco importa se anche noi abbiamo smarrito la strada che ci portava a ricercare la nostra antica madre, abbagliati dai lampi della profanità e dell’egoismo che hanno finito per stravolgere il significato e la destinazione stessa del nostro cammino.
Se non vogliamo che le scintille divine che sono in noi e che ci sono state affidate vadano disperse, dobbiamo saper annullare noi stessi, ognuno di noi, singolarmente ed individualmente, per ritornare a saper creare, come siamo stati capaci di fare forse in un tempo ormai troppo lontano, a saper creare la realtà dei nostri Capitoli che nel Gran Capitolo d’Italia devono trovare solo occasione di Conoscenza ed Amore. Il giorno in cui il peso del nostro cuore sarà confrontato con quello di una piuma dovremo essere preparati a dimenticare tutto quello di buono che abbiamo fatto: resteranno solo le indelebili traccie del male e dell’odio che, se hanno avvelenato la nostra vita, graveranno come un pesante fardello laddove solo l’Amore ci può far trascendere dalla materia e raggiungere la spiritualità cui aneliamo.

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